domenica, marzo 08, 2009
Uno su mille
La donna ama la definizione capillare.
La donna sa esattamente a 12 anni quale sarà il suo vestito da sposa.
La donna sa come è la facciata della sua casa da moglie felice.
La donna lo sa.
In tutta questa incredibile certezza l'unica variabile infinita è il suo uomo.
La donna sogna l'uomo perfetto nello stesso istante in cui guarda suo padre e lo concepisce come colui che non allatta e non nutre. Ci si innamora inconsciamente di quella figura affascinante, che odora di un odore diverso e che con noi fa cose diverse.
Dopo è un capitombolo continuo, infatti dopo nostro padre ci saranno specialmente bastardi, egoisti, traditori, viziati, mocciosi,codardi, crudeli, infami, sporchi, disordinati, incoerenti, pusillanimi, inutili, gelosi. Qualcuna vanterà anche qualche appiccicoso.
C'è una categoria che difficilmente lascia il segno, di solito spinge alla pietà che poi si trasforma in momentanea amicizia, fino al disinteresse, quindi l'oblio. Quelli sono i noiosi.
Il noioso non te lo racconta mai nessuna delle tue amiche.
Di solito dopo una serata con un tipo nuovo e semisconosciuto i commenti sono: malvestito, cafone, borghese, maschilista. Di dire noioso un pò ci si vergogna, come se il noioso lo dovessi riconoscere solo dal guardarlo in faccia mentre sta in silenzio. Perdere tempo con un noioso è peggio che avere le corna.
Invece : il noioso te lo ritrovi in un pomeriggio che promette primavera imminente e aria saporita nelle narici in uno di quei giorni in cui ti sembra di essere pronta a sbocciare, dare una svolta alla tua vita e prendere in mano le redini del tuo destino. Invece di correre incontro alla vita sul cavallo da competizione, sei sul mulo che fa la spola dalla piana alla cima della montagna. Ripetitivo, ripido o scivoloso, lento.
Il noioso è di due tipi: muto o parlante. Il muto risponde a monosillabi: è lo studente del liceo classico interrogato in fisica quantistica. Non c'è niente di misteriosamente affascinante nel suo silenzio: non ha proprio niente da dire e per fortuna lo sa.
Peggio del muto c'è il noioso parlante. Irrefranabile nella passione che ha mentre dettagliatamente racconta il suo lavoro di contabile, citando i programmi che usa, il nome delle sue colleghe e l'indirizzo preciso del suo ufficio.
Andrebbe abbattutto dall'infanzia, ma siccome ogni scarrafone è bello a mamma sua allora non se ne è fatto più nulla.

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mercoledì, marzo 04, 2009
Se giro a destra poi di nuovo a sinistra e ancora a destra sono davvero al punto di partenza?
Non si dovrebbe avere tra le preoccupazioni quotidiane pure quella del lavoro. Insomma ci sta la fatica di alzarsi, il sudore del produrre per il bene comune, ma l'uomo andrebbe destinato ad altre attività. Per esempio quelle del pensiero. Il fantastico divagare con la mente che per caso o per intuito ci porta a scoprire i massimi sistemi. Perché l'ascella destra suda e puzza più della sinistra. Perché un sopracciciglio o una gamba stuzzicati dalla pinzetta risultano diversamente sensibili dall'altro che sta attaccato allo stesso cervello. Perché se faccio scorrere l'acqua del lavandino esce un rigurgito marrone dallo scarico della doccia. Possibile che nella ramificata idraulica di un condominio di 4 palazzi, se intasano i tubi della scala B ne risenta il primo piano interno 2 della Scala C?
Solo poche riflessioni e già mi sento di non aver buttato una giornata, così mi regalo anche una sigaretta. Ed eccolo che ne arriva un'altro. Perché le sigarette sono messe in file da 7, 6 e ancora 7? In questo modo la prima di un pacchetto da iniziare è anche ostica da tirare fuori. Forse è un gioco di psicologia al contrario: più è difficile averla più la desideri.
Dopo tutto questo pensare sono sfinita. Ci vorrebbe una doccia. Peccato che i tubi siano tutti intasati. Sorgerebbero altre domande, ma per evitare di rovinare il momento filosofico con un'arrabbiatura storica le faccio solo passare e non ne fermo nemmeno una. Domani saremo in 4 con le ascelle maleodoranti e forse per questa volta la differenza tra destra e sinistra non la percepirà nessuno.
 
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domenica, gennaio 04, 2009
Senza aspettare i cambiamenti del mondo.
Certe volte alzi in alto lo sguardo e vedi un blu inaspettato che sembra un regalo solo per te che alle 10 del mattino di una domenica di sconti hai deciso di darti alle poche commissioni che la festa concede.
Il freddo è pungente, le macchine congelate nei posteggi, gli uccellini con il mal di gola si sforzano di farsi sentire.
In giro nel quartiere qualche padre del fine settimana, molti arzilli anziani che ancora commentano i costi del capodanno in balera, poche signore che si avventurano in centro per fare a gomitate. Un grosso macchinone brucia il semaforo di corsa verso una casa sul lago e solleva da terra aria assassina. La sciarpa cerca di difendere punti delle orecchie che si considerano di solito insensibili; muoiono mentre ti accorgi della loro esistenza.
Camminando per le solite vie, con questo scarso viavai e con questa luce miracolosa aggiorni l'ordine dei nuovi negozi e di quelli spostati mentre ti incanti lo sguardo su un piccolo balcone milanese avvolto di rami asciutti di uva americana. La farmacia a quell'angolo anche se sembra storica prima lì non c'era. E' piccola a sufficienza per i cartoni che occupano metà ingresso e per i vecchini che prima di andare al bar passano a salutare e ne approfittano per fare scorta di qualche scatola di aspirina. Il panettiere arabo che fa le colazioni e gli aperitivi frequentato da pochi giovani, con i vetri bianchi di vapore sembra un circolo riservato. Ad entrare si catturano gli sguardi di tutti e 4 gli avventori. Ti senti estraneo e mal voluto. Sei solo una faccia sconosciuta che entra forse per caso a turbare questo clima familiare, sei come la nuova fidanzata del cugino lontano che si reincontra in occasione del Natale. Una non ottima fama ti ha preceduta e controllarti dai piedi alla testa sembra per ora il modo di migliore di verificare certe voci sul tuo conto.
I posti belli di Milano li trovi senza cercarli, ci capiti per sbaglio sbagliando strada, cercando invano parcheggio, e vagando annoiata. Ci finiscono dentro anche gli stessi milanesi e ne fanno il loro piccolo nascondiglio, la casa, la seconda famiglia, il circolo personale. Non puoi entrare e dare del tu alle commesse alla cassa come se fossi parte di qualcosa che non conosci. Te lo conquisti con il rispetto, la frequenza bisettimanale e i soldi puliti o sporchi. A Milano devi fare la corte tutti i giorni e quando avrà ceduto dovrai accettare che non è solo tua. Nel frattempo continuiamo a darci del Lei.
 
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sabato, novembre 29, 2008
Thank God !
Che Dio benedica il Primitivo di Puglia, è caldo, affidabile, familiare ed è qui con me che oggi come non mai sono in me.

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martedì, novembre 25, 2008
Morgan
Il Goganga di Milano è un locale minuscolo dove si balla dal rock agli anni ’80, che sia il locale scelto per la presentazione del libro intervista di Morgan sembra coerente con il personaggio, che ci sia Luca Sofri a fare da moderatore sembra strano.
Morgan è elegante a modo suo,accoglie i giornalisti con fare informale mentre tutti si servono da bere, e lui decide di cenare proprio mentre la serata comincia. Anarchico per istinto o per ruolo? Mauro Garofalo ,il giornalista che lo ha seguito per oltre un anno, distingue due aspetti dell’uomo che abbiamo di fronte, uno è Morgan l’altro è Marco Castoldi. Viene il dubbio che Garofalo non sia giornalista ma fan, viene la certezza che Morgan sia uno di quegli artisti che ha sempre bisogno di lusinghe e di conferme non tanto dal pubblico che compra i dischi ma dal pubblico intimo che lo incontra per la strada e che sente il bisogno di sapere tutto di Marco anche quando non è travestito da Morgan. La lunga chiacchierata a tre con solo due microfoni, risulta scomoda da vedere e seguire oltre che a tratti logorroica da morire. Perfino Sofri fa fatica a tenere gli sbadigli e gli si legge in faccia che i continui cambi di scaletta del dandy brizzolato gli stanno rovinando i progetti di serata casalinga.
Castoldi intanto condivide il suo pensiero sui massimi sistemi, i massimi letterati, architetti, e musicisti dimostrando la teoria fondamentale per cui si può essere certi di cosa non ci piace solo dopo averlo conosciuto e studiato. Non si può disprezzare Ramazzotti se non si sanno suonare almeno un paio delle sue canzoni e non c’è onesto apprezzamento di Battiato se non si riesce a vederne anche i limiti. In questa ottica possibilista la partecipazione ad X Factor rientra logica e naturale. “Cambiare il sistema dall’interno” si diceva una volta e anche se Giusy Ferreri è chiaramente un prodotto dalla scandenza a breve, non bisogna mai smettere di provarci, soprattutto se si ha bisogno di soldi. L’arte non paga, ammette candidamente Castoldi e nemmeno la reunion con i Bluvertigo ha dato i frutti sperati. Saggezza alternata a comicità, spruzzata di quel perbenistico alzare le sopracciglia di Sofri, spennellata di citazioni musicali serie e semiserie, la serata prosegue a tratti infinita, così. Sofri è stanco e chiede il permesso di andare a casa, Morgan ha preso possesso del palco e non ha più bisogno di giullari, le ragazzine a frotte intervenute stanno in fondo e non ascoltano ma sospirano di quanto è sexy e di come vorrebbero essere una sigaretta tra le sue labbra per 5 minuti, io me ne vado a casa e tiro le somme.
Morgan non è un’anarchico né un diverso, è uno che ha un’enorme ego e che per sua fortuna frequenta locali abbastanza grandi per poterlo esibire. E di certo per questo motivo un libro così non avrà molti lettori.

“IN pARTE MORGAN” di Garofalo, Morgan
Ed. Eleuthera 160 pp. € 14,00
 
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sabato, novembre 08, 2008
Niente nebbia solo molta fitta foschia

Non è per tutti l'occasione di rivivere un trauma avendo l'opportunità di fermare l'istante, guardarlo nei suoi aspetti concentrici, fare domande, pensare e osservare ancora. Cercare di capire per liberarsi una volta per tutte del dolore.
Non è per tutti sentirsi liberati delle centinaia di dubbi che seguirono la prima volta.
Non è per tutti avere di nuovo lacrime da piangere per uno squarcio che fa saltare i punti, ancora e dopo tanto. Non è l'amore che va via, il tempo si, ci ruba e poi ci asciuga il cuore, ma per il male non è sempre sufficiente il tempo. Il male fatto con la leggerezza dei bambini quando si è in età adulta, il male fatto giustificato dal non volere fare tanto male taglia il coraggio di guardare fuori dalle finestre. E se i piccoli balconi affacciano su silenti cortili interni è lo sguardo che non riesce ad andare oltre e si ferma su una foglia felice. Assorti dal rumore di pioggia che il vento suona sui rami lunghi e ballerini, non è per tutti restare protetti.
Non è per tutti non accorgersi del tempo immenso che è passato.
Ci vuole una finestra più grande. Un balcone più in alto. Una prospettiva che sia tale, non il buco della serratura dietro la porta chiusa.
Non è da tutti. E infatti siamo pochi qui.
Io e il mio ricordo di me.
 
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martedì, ottobre 28, 2008
Tea for two

Forse una volta eravamo solo più giovani e forse era solo una questione di acne e di apparecchi fissi a farci sentire legati ad altri come noi, a sentire il bisogno di scambio umano amichevole e sensibile. Forse eravamo più educati e meno esposti alle perturbative del sociale, forse eravamo in città di provincia dove prima o poi ci si ritrova a frequentare lo stesso locale con ovvie difficoltà nello schivarsi. Forse quei migliori che negli anni abbiamo selezionato fino a ritrovarci ad avere alti profili come riferimento amicale, forse quelli non sono più quelli con cui abbiamo a che fare. Forse succede che ad un certo punto il giro di amicizie si allarga e si disperde con scuse geografiche e di neonati. Forse ognuno ha le sue modalità di dimostrare e dare affetto e attenzione.
Forse è tutto l'insieme e non un motivo solo, ma la maleducazione e l'insensibilità umana non si giustificano mai, a meno di non trovarsi in una guerra di poveri.
Chi non si sente povero e ama dare, può ribellarsi a questi poveri che sono affamati solo di sé.
Di solito molti fra loro non sanno nemmeno capire che cosa hanno perduto.

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